Davanti a noi una Lecco frenetica, una Lecco che riesce persino a far dimenticare il silenzio del Lago che di solito circonda le lucertole che s'arrampicano sulle fessure del Medale.
Il cancello del collegio Volta si apre lentamente senza che nessuno di noi s'impegni a cercare un campanello. La facciata illuminata a giorno trasmette un'aria di festa. Un signore vestito di scuro sulla porta sembra molto impaziente. Una vecchia Fiat Panda s'appresta a varcare slanciata il labirinto dei ricordi.
Don Agostino Butturini e Pietro Corti. Il vecchio e il bambino direbbe Guccini.
Il viaggio dei ricordi inizia davanti all'interminabile muro del cortile del collegio dove i nuovi Condor oggi possono iniziare a muovere i primi passi. Negli anni 70 questo cortile era il punto di partenza di mille amicizie, di mille emozioni, di mille trepidanti ed esilaranti avventure.
La seconda tappa della serata è la palestra. Qui due pareti d'arrampicata fanno da sfondo. Qui decidiamo di fermarci, seduti su fredde (e scomode panchine). Qui decidiamo di lanciare in fondo al lago i nostri orologi e accendere quella macchina del tempo che volgarmente viene chiamata al plurale "Ricordi".
Con noi un'oggetto tecnologico. Con noi un ladro di emozioni che su di un cavalletto statico riprende filo e per segno lo srotolarsi del gomitolo dei ricordi.
Il viaggio ha inizio, la nave lascia la sponda di Lecco e inizia a navigare, prima lentamente e poi con il vento a favore sino a solcare l'universo della storia. Gli occhi di don Agostino sono i veri protagonisti della serata. Potremmo guardarli per ore e pur non sentendolo parlare capiremmo che i Condor sono insieme al sacerdozio la sua vita.
La batteria cede abbastanza alla svelta e il grintoso prete emette un sospiro di sollievo.
Sono gli anni 70, anni difficili, e un pretonzolo venuto dalla campagna con una forte passione per la montagna si ritrova dietro la scrivania del Collegio Volta ad insegnare religione ad un gruppo di marmocchi. Un bel giorno, don Agostino prova a portare i ragazzini sulla normale della guglia Angelina... E da li una grande idea mette le fondamenta.
I Condor in breve si ritrovano ad aprire vie, a scovare linee logiche di salita, a lasciare un'impronta del loro passaggio in una Lecco particolarmente aperta all'alpinismo.
Le vie aperte dal gruppo sono veramente tante, forse troppe perchè un essere umano riesca a ricordarle tutte! Tante oggi sono divenute delle classiche, tante delle avventure tra il marcio e l'erboso, e tante (forse la maggior parte) degli itinerari quasi completamente sconosciuti.
...Condor è un'idea.
Oggi l'alpinismo è ucciso dalle patacche, dai riconoscimenti, dalla voglia di gloria e dall'esaltazione del proprio ego. Condor è tutt'altro. Condor è un'avventura vissuta con gli amici, Condor è la condivisione di un'avventura, Condor è una scuola di vita dove la Montagna è la maestra, la professoressa e l'insegnante.
"La montanga è un bellissimo sasso ma ciò che puoi spremere da esso, e in particolare il ritorno alla vita vera e ai suoi valori, contano molto di più!". Parola di prete!
lunedì 16 novembre 2009
lunedì 2 novembre 2009
ARIA FRIZZANTINA
Potrei iniziare col dire che c'erano un fotografo, un infermiere e un ingegnere. Potrei continuare nel dire che c'era anche Tiziana. Volendo potrei persino aggiungere che il sole splendeva alto nel cielo.
Potrei... ma non lo faccio.
Il risutato sarebbe un tema descrittivo della giornata. Delle righe che verrebbero lette con la stessa velocità con cui verrebbero dimenticate.
Provate ad immaginare un teatro. Sipario rosso che si apre lentamente. Luci che si fondono con i vestiti colorati degli attori. Provate ancora ad immaginare di essere l'unico spettatore di quell'unica rappresentazione. Provate ad immaginare l'infinito e provate ad immaginare la piccolezza.
Ieri il sole illuminava un teatro che nonostante sia a pochi passi da casa visito molto poco. Non perchè il biglietto d'ingresso costi troppo ma perchè scelgo altri spettacoli. Ci sono poi quattro attori che si muovono in un palco enorme che è l'alta valle seriana.
Io sono lo spettatore che anzichè star seduto in platea inizia a muoversi in questa incredibile rappresentazione reale.
Ci sono silenzi e ci sono le voci. Le loro di voci.
Questa domenica è proprio diversa dalle altre. Non ci sono corde, non ci sono moschettoni. C'è solo il silenzio interrotto quasi esclusivamente dal loro vociare.
Ascolto tante storie. Storie di vita quotidiana. Storie di soccorso alpino.
Ogni istante della loro vita è legato a questa attività che rappresenta per loro una forma di devozione. Ascolto ammirando lo spirito con cui indossano quei vestiti. Ascolto le loro energie. Ascolto la forza d'animo con cui si salva una vita o si recupera un morto.
Cerco di far mio tutto questo. Cerco d'imparare e di crescere.




Potrei... ma non lo faccio.
Il risutato sarebbe un tema descrittivo della giornata. Delle righe che verrebbero lette con la stessa velocità con cui verrebbero dimenticate.
Provate ad immaginare un teatro. Sipario rosso che si apre lentamente. Luci che si fondono con i vestiti colorati degli attori. Provate ancora ad immaginare di essere l'unico spettatore di quell'unica rappresentazione. Provate ad immaginare l'infinito e provate ad immaginare la piccolezza.
Ieri il sole illuminava un teatro che nonostante sia a pochi passi da casa visito molto poco. Non perchè il biglietto d'ingresso costi troppo ma perchè scelgo altri spettacoli. Ci sono poi quattro attori che si muovono in un palco enorme che è l'alta valle seriana.
Io sono lo spettatore che anzichè star seduto in platea inizia a muoversi in questa incredibile rappresentazione reale.
Ci sono silenzi e ci sono le voci. Le loro di voci.
Questa domenica è proprio diversa dalle altre. Non ci sono corde, non ci sono moschettoni. C'è solo il silenzio interrotto quasi esclusivamente dal loro vociare.
Ascolto tante storie. Storie di vita quotidiana. Storie di soccorso alpino.
Ogni istante della loro vita è legato a questa attività che rappresenta per loro una forma di devozione. Ascolto ammirando lo spirito con cui indossano quei vestiti. Ascolto le loro energie. Ascolto la forza d'animo con cui si salva una vita o si recupera un morto.
Cerco di far mio tutto questo. Cerco d'imparare e di crescere.





giovedì 29 ottobre 2009
REV. AGOSTINO BUTTURINI
Fermo l'orologio. Tolgo addirittura la batteria per paura che la lancetta dei secondi faccia uno scatto in più.
Chiudo gli occhi e nel frattempo i miei polpastrelli continuano a battere sulla tastiera commettendo chissà quanti errori in un testo che probabilmente non rileggerò.
Mi ritrovo a spaziare, impaziente nel mio universo dei ricordi.
A colpo sicuro vado nel 2003 e vado alle Placche angelone. Il corso di roccia è appena terminato e le soddisfazioni avute in questo corso non si riuscivano a contare allora... figuriamoci oggi. Pochi giorni prima avevo ricevuto un attestato per il corso appena concluso. L'invito a continuare e allo stesso tempo a darmi da fare per buttar giù qualche chilogrammo.
Ora però sono alle Placche angelone e con me ci sono ancora tutti gli amici conosciuti al corso di roccia. Ci sono ancora quasi tutti gli istruttori... perchè nonostante il corso sia ormai ultimato qualcuno si è offerto per un'arrampicata extra.
Io, Luca e Livio. Una cordata che passerà alla storia. Un compagno di cordata con il quale ho poi salito più di 200 vie e un compagno di cordata che oggi è una stella in cielo.
Quel giorno, dopo aver ravanato su qualche viuzza di poco conto abbiamo salito la via Anabasi.
Ricordo la breve pausa in vetta mangiucchiando il mars del Livio e soprattutto ricordo la fatica a superare un tetto triangolare dove qualcuno aveva piantato una grande spranga di ferro, ideale per staffare.
Di quella via sapevo poco, pochissimo ma porto con me dei gran ricordi.
Passata quella domenica la mia attività arrampicatoria si è incrementata notevolmente come notevolmente è aumentato l'affiatamento con Luca e i progetti che ogni domenica, durante gli spostamenti dolomitici, nascevano a dismisura. Qualche sogno si è realizzato, qualche altro si è invece perso con il tempo e qualche altro ancora invece è alle porte del futuro.
Mentre le stagioni invernali portavano tanti alpinisti a zonzo per le montagne innevate noi scoprivamo una grande realtà... è possibile arrampicare tutto l'anno! Bastava scegliere i posti adatti. Bastava scovare pareti di bassa quota e illuminate dal sole.
Spesso sfogliando libri e scroccando relazioni a siti web inciampavo nel nome di un apritore. Un prete. Un nome che spesso compariva nelle vie delle montagne lecchesi. Rev. Agostino Butturini.
Con il tempo che passa e le linee di salita che ripeto cerco affannosamente in internet notizie di questo starno, bizzarro e di certo orginale Prete.
Passa dell'altro tempo e un po' per sentito dire e un po' per le poche informazioni riportate sui libri d'arrampicata... scopro qualcosa in più di Don Agostino e del suo gruppo Condor. Scopro la parrocchia di Monterone e scopro il Collegio Volta nonchè le sue filosofie di approccio alla montagna e che condivido.
Le segretarie del Collegio mi fanno avere un libro commemorativo dei Condor scritto dal Don e da Pietro Corti. Nel mentre l'ho sulla scrivania il buon Paolo me lo sottrae e si avventa in una letture frenetica. Dopo pochi giorni Paolo mi rende il maltolto e anch'io leggo questa storia affascinante.
Passa ancora un'anno e il desiderio di conoscere e chiacchierare con il Don si fa più forte.
Giovedì 22 ottobre mentre mi dirigo al Cinema Fanfulla di Lodi impugno il cellulare e compongo il numero del collegio. Risponde una voce energica e con la dovuta educazione chiedo di Don Agostino. Il mio interlocutore occasionale è anche la persona che stavo cercando. Chiacchieramo per un poco e decidiamo in un'incontro di condivisione di avventure...
Ora riapro gli occhi e m'appresto a chiudere questo breve pezzo nonchè a metterlo su facebook. E' tardi e devo impacchettare il libro che ho comprato per il don... giusto per rompere il ghiaccio all'incontro di domani.
Rimanete sintonizzati!
Will
Chiudo gli occhi e nel frattempo i miei polpastrelli continuano a battere sulla tastiera commettendo chissà quanti errori in un testo che probabilmente non rileggerò.
Mi ritrovo a spaziare, impaziente nel mio universo dei ricordi.
A colpo sicuro vado nel 2003 e vado alle Placche angelone. Il corso di roccia è appena terminato e le soddisfazioni avute in questo corso non si riuscivano a contare allora... figuriamoci oggi. Pochi giorni prima avevo ricevuto un attestato per il corso appena concluso. L'invito a continuare e allo stesso tempo a darmi da fare per buttar giù qualche chilogrammo.
Ora però sono alle Placche angelone e con me ci sono ancora tutti gli amici conosciuti al corso di roccia. Ci sono ancora quasi tutti gli istruttori... perchè nonostante il corso sia ormai ultimato qualcuno si è offerto per un'arrampicata extra.
Io, Luca e Livio. Una cordata che passerà alla storia. Un compagno di cordata con il quale ho poi salito più di 200 vie e un compagno di cordata che oggi è una stella in cielo.
Quel giorno, dopo aver ravanato su qualche viuzza di poco conto abbiamo salito la via Anabasi.
Ricordo la breve pausa in vetta mangiucchiando il mars del Livio e soprattutto ricordo la fatica a superare un tetto triangolare dove qualcuno aveva piantato una grande spranga di ferro, ideale per staffare.
Di quella via sapevo poco, pochissimo ma porto con me dei gran ricordi.
Passata quella domenica la mia attività arrampicatoria si è incrementata notevolmente come notevolmente è aumentato l'affiatamento con Luca e i progetti che ogni domenica, durante gli spostamenti dolomitici, nascevano a dismisura. Qualche sogno si è realizzato, qualche altro si è invece perso con il tempo e qualche altro ancora invece è alle porte del futuro.
Mentre le stagioni invernali portavano tanti alpinisti a zonzo per le montagne innevate noi scoprivamo una grande realtà... è possibile arrampicare tutto l'anno! Bastava scegliere i posti adatti. Bastava scovare pareti di bassa quota e illuminate dal sole.
Spesso sfogliando libri e scroccando relazioni a siti web inciampavo nel nome di un apritore. Un prete. Un nome che spesso compariva nelle vie delle montagne lecchesi. Rev. Agostino Butturini.
Con il tempo che passa e le linee di salita che ripeto cerco affannosamente in internet notizie di questo starno, bizzarro e di certo orginale Prete.
Passa dell'altro tempo e un po' per sentito dire e un po' per le poche informazioni riportate sui libri d'arrampicata... scopro qualcosa in più di Don Agostino e del suo gruppo Condor. Scopro la parrocchia di Monterone e scopro il Collegio Volta nonchè le sue filosofie di approccio alla montagna e che condivido.
Le segretarie del Collegio mi fanno avere un libro commemorativo dei Condor scritto dal Don e da Pietro Corti. Nel mentre l'ho sulla scrivania il buon Paolo me lo sottrae e si avventa in una letture frenetica. Dopo pochi giorni Paolo mi rende il maltolto e anch'io leggo questa storia affascinante.
Passa ancora un'anno e il desiderio di conoscere e chiacchierare con il Don si fa più forte.
Giovedì 22 ottobre mentre mi dirigo al Cinema Fanfulla di Lodi impugno il cellulare e compongo il numero del collegio. Risponde una voce energica e con la dovuta educazione chiedo di Don Agostino. Il mio interlocutore occasionale è anche la persona che stavo cercando. Chiacchieramo per un poco e decidiamo in un'incontro di condivisione di avventure...
Ora riapro gli occhi e m'appresto a chiudere questo breve pezzo nonchè a metterlo su facebook. E' tardi e devo impacchettare il libro che ho comprato per il don... giusto per rompere il ghiaccio all'incontro di domani.
Rimanete sintonizzati!
Will
domenica 11 ottobre 2009
WILL ED ERMANNO... FINALMENTE INSIEME
E' da circa 2 anni che con Ermanno Salvaterra parliamo di fare un'arrampicata insieme. Sono salito a Massimeno sabato pomeriggio e ho giocherellato un po' con Beatrice e Guendalina, due simpatiche caprette e Isotta, il suo cane.
La domenica invece siamo scesi ad Arco e in un tempo relativamente breve, grazie alle sue doti arrampicatorie abbiamo salito la via Adonis alla parete san paolo uscendo per la variante diretta che ci ha permesso di giocare con un pendolo.
Molto soddisfatto delle emozioni provate.
martedì 29 settembre 2009
IL PESCATORE
E' da tantissimo tempo che ascolto frequentemente la canzone "IL PESCATORE" di De Andrè. A dirla tutta non amo molto la versione originale ma preferisco l'interpretazione dei Mercanti di Liquore. Non è difficile trovare interpretazioni più o meno filosofiche sul testo della canzone... ma nessuna di quelle che ho trovato, di fatto, coincide con la mia. Tra un bicchier di vino e qualche chiacchiera al matrimonio di Daniel mi è venuta voglia di scrivere anche a me qualcosa su questo testo che rappresenta il riassunto di quella che è la fede cristiana.
Se è vero che nella religione cattolica Gesù viene spesso paragonato al pescatore (di anime) in questa canzone il pescatore citato non è assolutamente Gesù. Gesù è sempre stato il giovane ragazzo. Qui il pescatore è un vecchio, e in tutte le scritture cristiane il vecchio è Dio, ovvero il più saggio.
ALL'OMBRA DELL'ULTIMO SOLE
Allegoricamente parlando si tratta dell'ultima spiaggia. L'ultimo appiglio 'speranzoso' a cui si attacca l'uomo.
S'ERA ASSOPITO UN PESCATORE
E AVEVA UN SOLCO LUNGO IL VISO
COME UNA SPECIE DI SORRISO
questo sorriso rende il pescatore una persona 'amichevole' e certamente una persona da non temere.
VENNE ALLA SPIAGGIA UN ASSASSINO
DUE OCCHI GRANDI DA BAMBINO
DUE OCCHI ENORMI DI PAURA
ERANO GLI SPECCHI UN AVVENTURA
L'assassino, ovvero il peccatore. Una persona che ha violato un comandamento. Gli occhi di questa persona che sono quelli di un bambino, ovvero quelli di colui che si stupisce facilmente, della persona che ha provato a far qualcosa di nuovo per il solo gusto dello scoprire.
Spesso infatti si iniziano a infrangere delle regole anche per il solo gusto di scoprire le conseguenze del gesto. E' nel genere umano diventare peccatori. Questi occhi portano anche i segni della paura perchè l'infrangere, il trasgredire, crea sempre paura.
E CHIESE AL VECCHIO DAMMI IL PANE
HO POCO TEMPO E TROPPA FAME
E CHIESE AL VECHCIO DAMMI IL VINO
HO SETE E SONO UN ASSASSINO
Questo assassino (questo peccatore) incontra (o forse cerca) il pescatore sulla spiaggia e chiede il pane e il vino, chiede il corpo e il sangue di Gesù. Chiede il perdono. Ha fretta, sente la necessità di liberarsi da ogni forma di peccato. Il peccato, o peccati, commesso, o commessi, sono talmente tanti e grossi da avere Troppa fame. Troppo desiderio di essere perdonato. Al tempo stesso c'è la presa di coscienza di essere un assassino, un peccatore.
GLI OCCHI DISCHIUSE IL VECCHIO AL GIORNO
NON SI GUARDO' NEPPURE INTERONO
MA VERSO' IL VINO E SPEZZO' IL PANE
PER CHI DICEVA HO SETE E HO FAME
In questa strofa si concretizza l'azione di Dio verso l'uomo. Il vecchio apre gli occhi davanti al giorno, davanti alla quodianità. Dio non guarda attorno, non si lascia influenzare da pareri di altre persone e concede il perdono a chiunque ne faccia richiesta.
E FU IL CALORE DI UN MOMENTO
POI VIA DI NUOVO VERSO IL VENTO
DAVANTI AGLI OCCHI ANCORA IL SOLE
DIETRO ALLE SPALLE UN PESCATORE
DIETRO ALLE SPALLE UN PESCATORE
E LA MEMORIA E' GIA' DOLORE
E' GIA' IL RIMPIANTO DI UN APRILE
GIOCATO ALL'OMBRA DI UN CORTILE
L'uomo che si pente e cerca il perdono. L'uomo che continua la sua strada verso il futuro. L'uomo, che nonostante abbia ottenuto il perdono, probabilmente ricade nel peccato.
VENNERO IN SELLA DUE GENDARMI
VENNERO IL SELLA CON LE ARMI
CHIESERO AL VECCHIO SE LI VICINO
FOSSE PASSATO UN ASSASSINO
MA ALL'OMBRA DELL'ULTIMO SOLE
S'ERA ASSOPITO UN PESCATORE
E AVEVA UN SOLCO LUNGO IL VISO
COME UNA SPECIE DI SORRISO
Il perdono è concesso dal vecchio pescatore e quindi da Dio. Ora però arrivano i due gendarmi, arriva la legge terrena. Il perdono divino (che è superiore) non coincide mai con il perdono terreno. Quello è affidato alla legge. Dio non si 'mette mai di mezzo' tra ciò che è divino e ciò che è terreno. Infatti Dio non risponde ai gerdarmi.
Se è vero che nella religione cattolica Gesù viene spesso paragonato al pescatore (di anime) in questa canzone il pescatore citato non è assolutamente Gesù. Gesù è sempre stato il giovane ragazzo. Qui il pescatore è un vecchio, e in tutte le scritture cristiane il vecchio è Dio, ovvero il più saggio.
ALL'OMBRA DELL'ULTIMO SOLE
Allegoricamente parlando si tratta dell'ultima spiaggia. L'ultimo appiglio 'speranzoso' a cui si attacca l'uomo.
S'ERA ASSOPITO UN PESCATORE
E AVEVA UN SOLCO LUNGO IL VISO
COME UNA SPECIE DI SORRISO
questo sorriso rende il pescatore una persona 'amichevole' e certamente una persona da non temere.
VENNE ALLA SPIAGGIA UN ASSASSINO
DUE OCCHI GRANDI DA BAMBINO
DUE OCCHI ENORMI DI PAURA
ERANO GLI SPECCHI UN AVVENTURA
L'assassino, ovvero il peccatore. Una persona che ha violato un comandamento. Gli occhi di questa persona che sono quelli di un bambino, ovvero quelli di colui che si stupisce facilmente, della persona che ha provato a far qualcosa di nuovo per il solo gusto dello scoprire.
Spesso infatti si iniziano a infrangere delle regole anche per il solo gusto di scoprire le conseguenze del gesto. E' nel genere umano diventare peccatori. Questi occhi portano anche i segni della paura perchè l'infrangere, il trasgredire, crea sempre paura.
E CHIESE AL VECCHIO DAMMI IL PANE
HO POCO TEMPO E TROPPA FAME
E CHIESE AL VECHCIO DAMMI IL VINO
HO SETE E SONO UN ASSASSINO
Questo assassino (questo peccatore) incontra (o forse cerca) il pescatore sulla spiaggia e chiede il pane e il vino, chiede il corpo e il sangue di Gesù. Chiede il perdono. Ha fretta, sente la necessità di liberarsi da ogni forma di peccato. Il peccato, o peccati, commesso, o commessi, sono talmente tanti e grossi da avere Troppa fame. Troppo desiderio di essere perdonato. Al tempo stesso c'è la presa di coscienza di essere un assassino, un peccatore.
GLI OCCHI DISCHIUSE IL VECCHIO AL GIORNO
NON SI GUARDO' NEPPURE INTERONO
MA VERSO' IL VINO E SPEZZO' IL PANE
PER CHI DICEVA HO SETE E HO FAME
In questa strofa si concretizza l'azione di Dio verso l'uomo. Il vecchio apre gli occhi davanti al giorno, davanti alla quodianità. Dio non guarda attorno, non si lascia influenzare da pareri di altre persone e concede il perdono a chiunque ne faccia richiesta.
E FU IL CALORE DI UN MOMENTO
POI VIA DI NUOVO VERSO IL VENTO
DAVANTI AGLI OCCHI ANCORA IL SOLE
DIETRO ALLE SPALLE UN PESCATORE
DIETRO ALLE SPALLE UN PESCATORE
E LA MEMORIA E' GIA' DOLORE
E' GIA' IL RIMPIANTO DI UN APRILE
GIOCATO ALL'OMBRA DI UN CORTILE
L'uomo che si pente e cerca il perdono. L'uomo che continua la sua strada verso il futuro. L'uomo, che nonostante abbia ottenuto il perdono, probabilmente ricade nel peccato.
VENNERO IN SELLA DUE GENDARMI
VENNERO IL SELLA CON LE ARMI
CHIESERO AL VECCHIO SE LI VICINO
FOSSE PASSATO UN ASSASSINO
MA ALL'OMBRA DELL'ULTIMO SOLE
S'ERA ASSOPITO UN PESCATORE
E AVEVA UN SOLCO LUNGO IL VISO
COME UNA SPECIE DI SORRISO
Il perdono è concesso dal vecchio pescatore e quindi da Dio. Ora però arrivano i due gendarmi, arriva la legge terrena. Il perdono divino (che è superiore) non coincide mai con il perdono terreno. Quello è affidato alla legge. Dio non si 'mette mai di mezzo' tra ciò che è divino e ciò che è terreno. Infatti Dio non risponde ai gerdarmi.
mercoledì 23 settembre 2009
COSA COMBINO
E' da parecchio tempo che non scrivo più nulla sul blog.
Non dico di essermi dimenticato della password e del nome utente... ma poco di manca.
In questa estate sono successe molte avventure... dalle verticali... alle orizzontali (parlando di vita abituale... non pensate a cose strane).
Una delle cose più belle che mi sono capitate ad Agosto è stata quella di fare l'uomo di collegamento tra la spedizione dell'Educai (vedi www.caibergamo.it) e l'Italia.
Quello che ho combinato è bene o male relazionato sul solito sito... Ora sto, come tutti i mesi di settembre da diversi anni, vivendo la realtà del corso di roccia. La scorsa settimana siamo stati a finale ligure e la prossima probabilmente andremo in val di mello o dolomiti vicentine.
A presto
Non dico di essermi dimenticato della password e del nome utente... ma poco di manca.
In questa estate sono successe molte avventure... dalle verticali... alle orizzontali (parlando di vita abituale... non pensate a cose strane).
Una delle cose più belle che mi sono capitate ad Agosto è stata quella di fare l'uomo di collegamento tra la spedizione dell'Educai (vedi www.caibergamo.it) e l'Italia.
Quello che ho combinato è bene o male relazionato sul solito sito... Ora sto, come tutti i mesi di settembre da diversi anni, vivendo la realtà del corso di roccia. La scorsa settimana siamo stati a finale ligure e la prossima probabilmente andremo in val di mello o dolomiti vicentine.
A presto
domenica 28 giugno 2009
SULLE TRACCE DEL BRUNO

eccomi tornato da poco dal Brenta. Era diverso tempo che non visitavo questo gruppo dolomitico. Forse perchè è un po' staccato, forse perchè i progetti hanno preso sempre altre direzioni.Espo lancia l'idea, io, luca e claudia la facciamo nostra e dopo una rampatina ad Arco (causa brutto tempo) ci dirigiamo verso la Corna Rossa, una parete situata nei pressi di Vallesinella. Espo, Giò e Marco salgono lo spigolo Detassis al Torrione SAT. Noi invece la Detassis/Vidi al primo torrione. Pochi metri di via, Pochi tiri di corda, ma tanti pensieri al Bruno che non c'è più da circa un anno. Più ripeto le sue vie... più me ne innamoro!
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