caro collega alpinista. Come me e il mio gemello, affetto da questa inguaribile malattia.
a te,
che come noi conosci il turbine delle emozioni che si rinnovano ad ogni uscita: la febbrile eccitazione del progetto, l'ansia della vigilia, la gioia dell'azione, e, a scalata conclusa, l'abbandono satollo nella quiete irreale della casa ritrovata (ma non per molto, solo fino alla prossima ricaduta).
a te,
che come noi ha assaggiato le asprette e le bellezze dei bivacchi (previsti e non), le amarezze delle sconfitte, le delusioni delle rinunce. Che forse purtroppo hai anche provato l'atterramento della disgrazia: al tuo compagno di corda o a un altro alpinista sconosciuto.
a te,
che tu sia un alpinista di salite ardite oppure docili, o che abbia anche solo desiderato di fare scalate, studiandone meticolasemente e appassionatamente i percorsi sui sacri testi.
Questa è l'introduzione del libro Corde Gemelle che ho iniziato a leggere. Ne ho letto metà e devo dire che è spassosissimo. Da divorare.
Oggi ho aggiornato il sito con alcune relazioni. Vi regalo qualche fotografia. Immagini a caso. Scegliete voi il come, il dove, il quando. Io, e solo io, so il perchè.
Pausa, questa è la parola che per le prossime settimane rindonderà nel mio cervello. Stop all'arrampicata. Stop al mondo che gli ruota intorno.
Ho una lista incredibile di esami da fare. Uno dei quali prevede che resti attaccato ad una macchinetta per 24 ore.
Questo weekend sono stato con un amico in Val Breguzzo (vicino a Tione di Trento) in baita a far visita ad Ivan e alla sua famiglia. E' stato un piacevole weekend. Insieme abbiamo fatto 4 passi raggiungendo le vecchie trincee della prima guerra mondiale e cercando di recuperare bossoli e bombe da contornare il caminetto della sala.
Durante la salita sono stato bene anche se ho tirato un poco la cinghia (camminato dalle 8.30 all 17.30 per 1500 metri di dislivello) dopo quello che era successo pochi giorni fa. A parte qualche piccolo senso di smarrimento, dovuto probabilmente al sole, sono stato bene.
Ora incomincia una settimana di lavoro intensa, intervallata giovedì sera dall'inizio del corso di roccia.
“Il trionfo del pastore”, meglio conosciuto come “Canzona di Bacco”, è un componimento scritto nel 1490 da Lorenzo de Medici (1449 - 1492). I trionfi erano opere di tipo agreste solitamente cantate durante le festività popolari, prima tra tutte il Carnevale. Si tratta di una tradizione antica in cui i contadini impersonificavano le divinità attraverso l'uso delle maschere: le tematiche riguardano i festeggiamenti oppure si collegano a episodi di vita quotidiana attraverso l'uso di miti conosciuti da tutti. Inserendo, però, il componimento all'interno del contesto storico, politico e civile, ci accorgiamo che i versi non sono altro che un modo indiretto per denunciare l'imminente crisi politica della Signoria e la morte di Lorenzo il Magnifico. In questa opera i protagonisti sono gli sposi Bacco e Arianna accompagnati da ninfe e satiri e Sileno e il re Mida. Il tema principale è il “carpe diem”, la capacità di saper cogliere l'attimo fuggente, inteso come ultimo intervallo di tempo prima della crisi: i due versi “chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza” compongono infatti il ritornello (ripetuto ben 8 volte). Questa esortazione sembra essere talvolta rivolta ai propri concittadini, come un “semplice consiglio”, talvolta a sé stesso come a farsi forza per andare avanti.
E' con malavoglia che scrivo questo post. Lo faccio un po' contro la mia volontà perchè tante altre persone lo hanno già fatto. Parecchi di loro han scritto anche di più, inventando spudoratamente. Per qualcuno ero il capocordata, per qualcuno ci sono state impressionanti manovre di soccorso, per qualcun'altro invece ero in prognosi riservata. Niente di tutto questo.
Un weekend al mare il punto di partenza. Un letto d'ospedale il punto d'arrivo. Il sabato tra un attacco sbagliato e una ghignata tra vecchi amici passa salendo la via Excalibur alla Parete delle Meraviglie del Muzzerone. Serata nei pressi di Portovenere e un pernotto abusivo in tenda. Tutto perfetto. Colazione fai da te e lentamente ma di buon ora in cammino verso l'attacco. Scendiamo lungo le corde fisse che ci portano all'attacco della via "Chi vuol esser lieto, sia". Proprio in prossimità dell'attacco, all'improvviso i capogiri. E' la prima volta in tutta la mia vita che vedo il mondo girare a questo modo. Mi fermo. Stoppo la mia vita. Ed ecco che arriva la sorpresa. Oltre ai capogiri arriva il vomito. La colazione finisce sulle scarpe. Penso dentro di me che tutto è finito, ma non è così. In breve mi sposto un paio di metri e qui rimandendo legato alle fisse riesco a sdraiarmi per terra. Chiudo gli occhi. Niente da fare. Il mondo gira intorno a me.
Riprendo a vomitare. Questa volta esce un liquido verde dal sapore terribile. La diagnosi di Claudia appiccica subito il termine di Bile. Penso che dopo una decina di minuti riuscirò a riprendermi per risalire alla macchina. Ma non è così. Non riesco a stare seduto, non riesco a guardare il mare. Devo tristemente acconsentire alla richiesta di Luca di chiamare i soccorsi. Spero in un intervento via terra perchè l'elicottero mi fa paura. Troppo mi avevano impressionato le immagini di un recupero all'Agner che avevo visto l'anno scorso.
In breve l'elicottero è da me. Persone meravigliose si calano in mio aiuto. In poco sono alla stazione dei pompieri e al successivo ospedale. Da qui iniziano una serie di visite e di esami mentre io sdraiato e con gli occhi chiusi continuo a vomitare bile. Pare che entro sera tutto sia apposto. Conto di non avvisare casa.
Arrivano le prime telefonate. Luca gestisce tutto. Shottolo, Paolo Valoti, Stefano Morosini. Un numero considerevole di amici vuole mie notizie. Intanto vengo spedito al reparto Medicina d'Urgenza per la notte dove faccio conoscenza con Marco, un simpaticissimo vicino di letto di Vimercate ricoverato per aver ingerito pastiglie sbagliate.
Congedo Luca e Claudia che per tutta la giornata sono stati al mio fianco facendo anche troppo. Formidabile il coordinamento con Davide Battistella per gestire il recupero. Amici con la A maiuscola.
Lunedì in giornata mi raggiungono i miei genitori e con loro ritorno a casa. Il medico curante è felice per me perchè per la prima un suo paziente che finisce sul giornale non occupa la pagina dei necrologi.
Sorrido e aspetto di spuntare un'interminabile lista di esami medici per cercare di capire da che cosa è stato causato l'attacco di Labirintite.
Durante questa settimana ho rivissuto la spedizione in Marocco ultimandone il video.
Ciao a tutti, Ringrazio tutti gli amici che in questi 2 giorni abbastanza difficili mi hanno telefonato da tutt'Italia per sapere delle mie condizioni in seguito al malore avuto al Muzzerone e al successivo ricovero al Sant'Andrea di La Spezia.
Grazie a Luca e Claudia per il prezioso aiuto e a tutto il Soccorso Alpino di Massa che con l'Elicottero ha fatto veramente miracoli per recuperarmi.
Ora sto bene, ma non ho voglia di scrivere e raccontare. Ci sarà tempo!
Questa mattina sveglia presto. M'aspettavo muovimento in magazzino per l'uscita delle copie del secondo episodio di Narnia. Per non sbattermi più di tanto ho fatto colazione in un barettino per strada.
Alzo casualmente una bustina di zucchero per addolcire il mio caffè e dietro trovo lettere sfuse che descrivono il mio segno zodiacale: SCORPIONE
"I nati sotto questo segno sono in perenne trasformazione: spesso alla ricerca di se stessi, portano con sé la magia del silenzio, dell'ignoto, dell'invisibile. Hanno, generalmente, personalità complesse e contradditorie, a volte possono essere anche freddi e introversi."
E' solo martedì. Questa settimana di ferragosto non scorre proprio. Sono al lavoro ma sto facendo cose poco gratificanti... roba accumulata da tempo perchè non urgente. Il weekend è la meta d'arrivo ma ancora oggi ignoro la destinazione. Potrebbe essere il gruppo del brenta...
Già, così inizia una nuova settimana. Non so bene quali e quanti giorni lavorerò perchè è probabile che qualche giorno si chiuda. Il passato fine settimana l'ho trascorso al Rifugio Gianetti dove con Nuvola, Fabietto e Claudia abbiamo tentato di fare lo Spigolo Vinci. Normalmente le cordate salgono da un canale e percorrono le ultime lunghezze che risultano essere anche le più impegnative. Noi, invece avevamo intenzione di ripetere tutto l'itinerario in integrale ma giunti all'altezza del canale in considerazione della nostra stanchezza, dei tiri restanti e soprattutto dell'interminabile discesa abbiamo deciso di tornare a casa. In serata abbiamo mangiato una pizza con Andrea e Monica che erano al Sasso Remenno ad arrampicare. La notizia triste è che ieri al Remenno è morto un arrampicatore. Oltre ad un pensiero di solidarietà verso la famiglia c'è da trovare il coraggio per chiedersi se chi frequenta le falesia sia veramente preparato per questa attività.